Gruppi Volontari Hospice

I Gruppi Volontari Hospice (GVH)  diventano una parte integrante ed essenziale dei team che erogano cure palliative, rappresentando il collegamento funzionale e culturale, nell’attuazione dei programmi di assistenza, tra la componente di tipo professionale, il sistema “paziente-famiglia” e, più estesamente, la comunità sociale di riferimento. (Cummings I, The interdisciplinary team. In: Doyle D, Hanks G, MacDonald N, (eds). Oxford textbook of palliative medicine. Oxford University Press, 2nd ed., 1998.)

La definizione di “non professionisti” attribuita ai volontari è stata da più parti criticata, in quanto i volontari che operano nelle cure palliative, nella grande maggioranza dei casi, seguono un iter formativo e ricevono una supervisione con caratteristiche assimilabili alla formazione on-job training.
Infatti, è preferibile una specificazione che, distinguendoli dagli altri componenti del team, ne sottolinei l’aspetto di operatori “non economicamente retribuiti” (Hoad P., Volunteers in the independent hospice movement. Sociology of Health & Illness 1991; 13: 231-48.)

Inoltre, è un requisito per l’accreditamento dei “programmi Hospice” l’erogazione da parte del volontariato di almeno il 5% delle ore di assistenza e ciò allo scopo di favorire il raggiungimento di uno dei principali obiettivi dei “programmi Hospice” americani: la “de-istituzionalizzazione” dell’esperienza del morire e fornire una risposta personalizzata ai bisogni del malato morente e della sua famiglia.

L’impulso dato dalla recente legislazione (Legge 39/1999) allo sviluppo anche in Italia degli Hospice pone sul tappeto la necessità di favorire la massima integrazione tra le ONP e le strutture pubbliche e private che erogano cure palliative. Nello specifico, è essenziale armonizzare l’inserimento del mondo del volontariato in questo ambito, valorizzando le risorse umane ed economiche disponibili. (Monti M. in: Caratteristiche, motivazioni e attività del volontariato in Hospice. La Rivista Italiana di Cure Palliative, numero 2 estate 2007)

Le attività svolte dai volontari in Hospice sono raggruppabili in quattro principali categorie:
a) le attività assistenziali dirette al malato e/o alla sua famiglia;
b) le attività assistenziali indirette;
c) i servizi professionali;
d) il supporto al lutto.

Alla prima categoria appartengono tutte le attività che presuppongono un contatto diretto del volontario con il malato e/o la sua famiglia; sono rappresentate dalle attività di supporto emozionale e/o sociale o da attività assistenziali (come, per esempio, l’aiuto nell’espletamento delle attività della vita quotidiana).

Tra le attività di assistenza indiretta vanno annoverate il fundraising e le attività di supporto organizzativo quali, per esempio: la gestione del centralino e/o di call-center, la gestione amministrativa, il mailing, il contributo alla realizzazione di newletters o di eventi pubblici, il marketing, eccetera.

Alcuni volontari, grazie alle loro specifiche competenze, possono gestire servizi professionali quali: attività ricreative (eventi musicali o teatrali), progetti educazionali e/o formativi, consulenze manageriali per la gestione della loro stessa associazione di volontariato o per la struttura in cui operano, eccetera. Infine, ai volontari è affidata frequentemente la gestione del programma di supporto al lutto. Questo programma ha, particolarmente nella realtà anglosassone, una significativa importanza tanto da assumere rilevanza per l’accreditamento delle stesse attività erogate dagli Hospice.


Pagine secondarie (2): GVH Loreto San Severino Marche
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